25. Alle origini delle crociate: la violenza feudale.

   Da: A. Vauchez, in R. Fossier, Il risveglio dell'Europa (950-
1250), Einaudi, Torino, 1985

 Al di l dei motivi occasionali - l'invasione della Terrasanta da
parte dei turchi e l'appello di papa Urbano secondo alla guerra
santa contro gli infedeli - alla base della prima crociata vi
furono ragioni di natura religiosa, politica ed economica. Una di
esse fu la reazione all'intollerabile clima di violenza che si era
instaurato in Europa, e soprattutto in Francia, con il ramificarsi
del sistema feudale. Alla turbolenza dei cavalieri, che dal secolo
decimo si era scatenata sull'Europa, la Chiesa, come spiega qui lo
storico francese contemporaneo Andr Vauchez, cerc di rispondere
con la progressiva regolamentazione della violenza, fino a quando
non si ritenne che l'unico modo per arginare con successo la
pericolosa aggressivit cavalleresca era quello di incanarla verso
grandi obiettivi di fede, come la reconquista della penisola
iberica agli arabi e la difesa del Santo Sepolcro.


   Il successo incontrato dal movimento di pace tra il 990 e il
1020 nella parte occidentale della Cristianit incoraggi il clero
a spingersi pi avanti. In un primo tempo, i suoi sforzi avevano
mirato a limitare la violenza a un solo settore del popolo
cristiano: quello degli uomini che portavano il gladio e lo scudo
e che andavano a cavallo (G. Duby). La stabilizzazione della
nuova classe dirigente, per, e soprattutto il clima di tensione
escatologica [vertente cio sul destino dell'uomo e del mondo] che
si determina in prossimit del millenario della Passione di
Cristo, consentiranno alla Chiesa di aumentare le proprie
esigenze, proponendo ai fedeli, ossessionati dalla prospettiva del
Giudizio, un ideale di purificazione e di ascesi: una rinuncia
comune intesa ad allontanare la collera divina, i cui segni
premonitori, se dobbiamo credere ai cronisti del tempo, andavano
moltiplicandosi. Ai laici, e soprattutto ai cavalieri, la Chiesa
chiede di astenersi da quello che  il loro maggior piacere: la
guerra. Da quel momento l'obiettivo del movimento di pace si
sposta. Non si tratta pi di un patto sociale, ma di un patto con
Dio, destinato a far diminuire il peccato nel mondo grazie al
rafforzamento delle pratiche penitenziali. Tale  il senso della
tregua di Dio, che trova la propria codificazione definitiva nei
concili di Arles (1037-'41). Da quel momento  fatto divieto ai
signori di combattere dal mercoled sera al luned mattina, cos
com'era rigorosamente proibito ai religiosi di acquistare per
denaro cariche ecclesiastiche e di avere relazioni sessuali.
   N gli uni n gli altri rispettarono del tutto i nuovi
interdetti. Essi per non erano destinati a rimanere completamente
lettera morta, ed  opportuno interrogarsi sulle cause del
successo  -  almeno relativo  -  di quei raduni di folla
organizzati per iniziativa dei monaci e dei vescovi. Uno degli
elementi di risposta risiede certamente nelle strette relazioni
che si erano stabilite tra il monachesimo riformato e
l'aristocrazia cavalleresca. La maggior parte dei monaci, in
effetti, proveniva da quell'ambiente, e gli abati di Cluny in
particolare si erano ben presto dati pena di proporre ai religiosi
un ideale religioso adatto al loro genere di vita e alle loro
capacit. Sin dal secolo decimo Oddone di Cluny non aveva forse
esaltato la figura di san Geraldo di Aurillac (morto nel 909), un
signore laico che era rimasto nel mondo e vi aveva raggiunto un
alto grado di perfezione attraverso la pratica di quelle virt  -
piet, rispetto dei religiosi, senso di equit, generosit verso i
poveri  -  che sino ad allora erano state considerate proprie del
re giusto? La stretta simbiosi esistente tra il mondo dei
monasteri e quello dei castelli, per, non basta a spiegare tutto.
Per imporre la propria legge i religiosi si appoggiarono sulla
fede dei fedeli nel potere dei santi. Fu sulle loro reliquie che
vennero prestati i giuramenti di pace, e fu della loro vendetta
che gli spergiuri vennero minacciati nel modo pi esplicito.
Contro i violenti irriducibili, infatti, i monaci non esitarono a
proferire maledizioni, tanto temute quanto erano ricercate le loro
preghiere. A forza di minacce, di processioni di corpi santi e di
sanzioni canoniche  -  la privazione di una sepoltura cristiana
era la porta dell'inferno  -  riuscirono bene o male a vincere le
resistenze e a far regnare intorno a s quel minimo di
tranquillit e di sicurezza di cui la societ aveva bisogno per
vivere.
   Non era per sufficiente proibire o brandire la folgore dei
castighi celesti. La violenza feudale momentaneamente contenuta
rischiava di esplodere nuovamente se non avesse trovato un altro
modo per sfogarsi. Cluny e il Papato lo compresero tanto bene che
sin dalla met del secolo undicesimo invitarono i cavalieri
cristiani ad andare a rafforzare gli eserciti dei piccoli regni
del Nord della Spagna minacciati dalla pressione dell'Islam. Negli
anni 1060-'70 Alessandro secondo assunse nuove iniziative: non
contento di estendere a tutta la Cristianit le misure prese
localmente in favore della tregua di Dio, richiam i cavalieri a
non versare pi, d'ora in poi, sangue cristiano, ma a combattere i
nemici della fede su quel fronte avanzato della Cristianit. Il
suo messaggio fu ripreso e amplificato da Urbano secondo al
Concilio di Clermont (1095). Con la predicazione della Crociata si
precisano le prospettive offerte ai laici, e in particolare alla
cavalleria: nel partire come penitenti e pellegrini per liberare
il sepolcro di Cristo, i guerrieri avrebbero trovato un campo di
azione fatto su misura per la loro fede e il loro dinamismo, e al
tempo stesso la societ occidentale si sarebbe sbarazzata dei suoi
elementi pi turbolenti. La Chiesa, nella logica della sua opera
di pace, si pose a capo del movimento: al richiamo dei predicatori
e degli eremiti la folla dei crociati si mise in moto, e per la
prima volta prese la via di Gerusalemme.
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